Introduzione all'Alchimia

Introduzione all’Alchimia

Avrai senza dubbio sentito parlare di Alchimia in molti differenti contesti e avrai in mente, probabilmente, l’immagine di un vecchio mago che cerca di trasformare il piombo in oro.

In realtà sull’alchimia ci sarebbe molto da dire e, purtroppo, ciò che rimane nell’immaginario collettivo di questa pratica è davvero riduttivo e molto spesso avvilente.

Vediamo qui di seguito di fare chiarezza su questo delicato e complesso argomento, su quest’arte nobile, che non può certo essere esaurito in un solo articolo.

 

Che cosa è l’Alchimia?

Tradizionalmente quando si parla di Alchimia ci si riferisce a insegnamenti filosofici, metafisici e simbolici volti al miglioramento e all’evoluzione dell’essere umano.

Già questo dovrebbe rendere evidente il contrasto netto con l’immagine classica dell’alchimista come grande stregone che si affanna alla ricerca di pozioni magiche.

In realtà l’alchimia, termine che deriva dall’arabo al-kimia e allude ad una “chimica segreta”, ci parla di un essere umano che attraversa cicli di morte e rinascita che coinvolgono la mente, la psiche ed il corpo.

Durante la sua storia millenaria l’alchimia ha subito uno scisma importante tra alchimia esoterica ed alchimia essoterica. In cosa si differenziano queste due correnti?

L’alchimista esoterico utilizza le sue conoscenze al fine di migliorare se stesso, sia attraverso il corpo, sia attraverso la psiche e sostanze ancor più sottili.

Non solo longevità e benessere fisico dunque, ma anche sviluppo dell’intuito, della conoscenza e del pensiero consapevole, distruggendo al contempo le impressioni emotive dannose.

La famigerata Pietra Filosofale non è dunque un oggetto magico ma è lo sviluppo del “corpo d’oro”, ovvero uno stato a cui un essere umano può arrivare sviluppandosi attraverso pratiche e insegnamenti alchemici.

Potremmo dire un punto di arrivo nell’evoluzione umana: ecco che cosa è il piombo che si trasforma in oro. Il piombo è la condizione umana come la conosciamo, l’oro è l’uomo al massimo delle sue potenzialità sottili.

L’alchimia essoterica è invece quel tipo di pratica in cui l’alchimista prende gli insegnamenti alla lettera e si tenta davvero di trasformare la materia: il piombo fisico in oro fisico.

Da questo ramo è nata probabilmente la chimica moderna che si occupa della materia, combina elementi, sviluppa processi di trasformazione…

 

I processi di trasformazione alchemica

Al fine di realizzare quella che viene chiamata la “Grande Opera”, ovvero creare la Pietra Filosofale, cioè giungere allo stato umano superiore, l’alchimista deve affrontare diverse fasi di trasformazione alchemica.

Queste fasi possono essere diverse e avere nomi e simboli differenti, in base alle varie tradizioni alchemiche e ad alcune scelte dell’alchimista.

In base a contesti storici e geografici diversi si sono sviluppate culture alchemiche e per così dire “schemi filosofici” differenti, con anche un utilizzo dei simboli diverso, ma il fine è unico.

Volendo però illustrare le fasi alchemiche più canoniche, potremmo dire le fasi tradizionali, si dovranno analizzare con precisione la Nigredo, l’Albedo e la Rubedo.

 

Le 3 fasi di trasformazione dell’alchimia

Premettiamo qui, se non fosse già chiaro, che secondo l’alchimia vi sono tre corpi dell’uomo: il primo è quello grossolano, materico, il secondo è il primo corpo sottile ovvero quello mentale, mentre il terzo, ancor più sottile, è il corpo psichico.

Ciò premesso veniamo subito al dunque parlando della prima fase di trasformazione, la Nigredo, detta anche “Opera al Nero”. Si tratta della fase di distruzione o putrefazione degli elementi viventi che creano danno ai corpi sottili.

Ne consegue che l’iniziato andrà a distruggere nel corpo mentale tutti i suoi io e le sue personalità, mentre nel piano psichico dovrà andare ad eliminare tutte le emozioni che hanno invaso la psiche.

Questa fase di Nigredo porta il corpo fisico a rilassarsi e a mollare tutte le tensioni che altro non sono se non un riflesso dell’azione negativa delle personalità e delle emozioni disgregate.

Attraverso l’autoanalisi l’alchimista comprende come si comportano i suoi vari io, le emozioni degenerate e le varie personalità. Tutti elementi che si sono sviluppati nell’infanzia e nell’adolescenza.

Il condizionamento sociale e famigliare hanno creato dentro all’individuo una serie di bisogni che non fanno parte della sua reale personalità, ma sono soltanto riflessi di comportamenti appresi da altri.

Ponendo attenzione su questi elementi, l’alchimista può riconoscerli e in questo modo andare a “distruggerli” in maniera consapevole per poi passare alla seconda fase.

L’Albedo, chiamata anche “Opera al Bianco”, è una fase in cui gli elementi non vengono distrutti come nella prima fase, ma si passa alla purificazione della materia.

La prima fase Nigredo, legata al colore nero, rappresenta il piombo, che è lo stato impuro dell’uomo, la seconda fase Albedo, da “albus” ovvero bianco, è simboleggiata dall’argento.

Ciò permette di comprendere che in questo stato le sostanze che formano il corpo mentale e psichico iniziano una vibrazione ad una frequenza più alta rispetto allo stato precedente.

A questo punto, grazie all’osservazione e alla purificazione, l’alchimista arriva, dopo la rinuncia ai vari io e alle varie personalità, alla presenza di se stesso.

In questo stato “argenteo” l’iniziato non è più soggetto alle influenze esterne, non partecipa più alle proprie ferite emotive, ma le osserva da grande distanza e le dissolve come neve al sole.

A questo punto inizia un processo di integrità, di centratura sul se stesso ritrovato, che porterà all’ultima fase della trasformazione alchemica, la Rubedo.

La terza fase, detta anche “Opera al Rosso”, è quella più alta che ha a che fare con lo spirito ed esce del tutto dalla materia. Durante la Rubedo l’alchimista è a contatto con la Fonte delle fonti, che si ritrova in tutto il creato.

Qui il maschile ed il femminile non hanno più senso, così come il bianco e il nero, si esce totalmente dalla dualità per tornare ad un se stesso androgino e completamente rivolto all’Uno. In senso etimologico: Universo.

Non vi è più distinzione né limite tra gli esseri poiché la Fonte è unica per tutti e per tutto e nulla può cambiare questa potentissima presa di coscienza.

La presenza a se stesso dell’alchimista rimane pressoché perenne e questo stato di coscienza viene attivato consapevolmente dall’iniziato nella consapevolezza ulteriore che l’energia spesa, a questo stadio, viene riassorbita e mai dissolta andando a comporre la Pietra Filosofale, ovvero il Corpo d’Oro.

Lascia un commento

Hai bisogno di aiuto?